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Un anno

Con la prima domenica di Gennaio arrivò anche il primo freddo della stagione. Fino ad allora era stato un inverno insolitamente mite, umido, piovoso. La neve quel mattino veniva giù leggera, a intermittenza, disegnando nel cielo impercettibili vortici d’aria, poi precipitava e si adagiava sui tetti delle case. Lei affacciata al patio in legno si godeva un po' distratta il bianco spettacolo. I fiocchi le sfioravano il viso, alcuni si posavano tra i suoi capelli, altri invece le scivolavano addosso e si depositavano sul pavimento. Stava facendo una breve pausa tra l’imballaggio di un mobile e lo smontaggio di un altro. I traslochi l’avevano sempre messa a dura prova. Questa volta però si sentiva diversa. Un uccello in lontananza fischiò e la riportò alla realtà. Sopra di lei una fitta muraglia di nuvole bianche. Poco dopo la sua mente si allontanò ancora. E così ripensò all’anno appena trascorso, al precedente trasloco, a quando era arrivata in quel piccolo paese in collina, in quella casa adagiata ai piedi della montagna, a quando si era persa e non sapeva più chi fosse diventata. In quel periodo, spesso, si guardava allo specchio e non si riconosceva. Ogni giorno osservava dalla finestra la gente muoversi, vivere, e tutto le appariva talmente estraneo, freddo, statico. Solitudine, isolamento, soffocamento. Erano quelle le sensazioni che provava. Come se una morsa le stringesse costantemente la gola. Per questo aveva iniziato ad assentarsi, anche per lunghi periodi. Erano vere e proprie evasioni. Scappava da quel luogo, da sé stessa, dai suoi sentimenti. Solo nella fuga, nell’atto del riporre un paio di vestiti in valigia e di andare, riusciva ancora a sentire qualcosa. Ma ad ogni suo ritorno tutto tornava ad essere uguale, forse persino peggiore. Non si dava pace. Avvertiva un implacabile tormento dell’anima. Intuiva che il segreto per imboccare la strada della felicità era sempre stato davanti ai suoi occhi. Doveva solo fermarsi e smettere di scappare. Ma non aveva mai saputo come fare. Fuggire era sempre stata la sua qualità migliore. Era ciò che aveva fatto per tutta la vita. Ovunque lei si trovasse, ogni volta che aveva avuto paura, aveva fatto una valigia ed era scappata. E così un giorno d’inizio estate, seduta su quello stesso patio in legno, mentre scriveva nel suo diario, fece un patto con sé stessa. Si regalò del tempo. Per i successivi sei mesi, qualunque cosa fosse accaduta nella sua vita, non sarebbe scappata. I primi tempi furono estremamente difficili. Provava dolore, insoddisfazione, un immenso vuoto interiore, frustrazione, uno stato di agitazione costante. Ma non si arrese. Si presentò ogni giorno all’appuntamento più scomodo della storia degli appuntamenti. Quello con sé stessa. Con lo scorrere del tempo fu sorpresa di scoprire come le cose dentro di lei iniziavano a cambiare. Per la prima volta lei si trasformava e tutto intorno a lei restava uguale. E così, mentre tutto fuori si colorava d' Autunno, dentro di lei il dolore si trasformava in resilienza, l’insoddisfazione si faceva possibilità, il suo vuoto interiore diventava uno spazio di sicurezza, di creatività, di libertà, una casa tutta da riempire, da decorare, da proteggere, da vivere. E ancora, la frustrazione si faceva speranza e l’agitazione si trasformava in pazienza. Alla fine di Novembre, aveva una luce negli occhi diversa. L'inverno era alle porte eppure tutto in lei era in rinascita. Le sue labbra non erano più una linea piatta sul suo viso stanco, ma erano tornate a sorridere, i suoi capelli erano più lunghi, il suo viso più sereno. Era diventata più grande, forse solo più donna. La compagnia di sé stessa non le faceva più paura, perché aveva imparato ad affrontare i mostri che sin da bambina la terrorizzavano. Aveva imparato che la vita può essere davvero imprevedibile, che non tutto va sempre secondo i propri piani. Che una stagione può essere grigia e quella successiva regalare un’esplosione di colori. Aveva imparato che i sentimenti sono veri finché fanno battere il proprio cuore, non quello degli altri. Che non tutto deve essere per forza concesso, mostrato, ostentato. Al contrario, le cose più belle, i legami più importanti, vanno tenuti per sé, custoditi gelosamente, conservati con cura. Aveva imparato a dominare le proprie emozioni, a cadere e a rialzarsi da sola, a guardare in faccia il dolore, ad attraversarlo e, al giusto tempo, anche a lasciarlo andare. Aveva imparato a incoraggiarsi e a consolarsi da sola. Aveva imparato che la vita è piena nella misura in cui ci si sforza di viverla, che la propria pelle può essere la più grande prigione o il più bel trampolino di lancio da cui osservare il mondo. Era stato un anno di rivelazione, di rinascita, di trasformazione. E sapeva che la via per la guarigione era ancora lunga, ma adesso non vedeva l’ora di percorrerla. Era ancora lei, eppure diversa. Aveva occhi nuovi, una voglia pazzesca di vivere, il cuore più pieno e allo stesso tempo più leggero. I sei mesi erano trascorsi, la sua promessa era stata mantenuta e l’inverno era tornato. Non si era mai sentita più orgogliosa. Mentre sigillava l’ultima scatola di cartone catturò la sua attenzione un libricino di Hesse. Per molto tempo non ci aveva più pensato.  Lo raccolse istintivamente tra le mani. Tirò il segnalibro rosso e, esattamente come un anno prima, le apparve davanti agli occhi la stessa meravigliosa poesia. Stufen. Si sedette sul pavimento, tra le pile di scatole che ancora una volta contenevano ogni minuscolo pezzo della sua vita. E così, sottovoce, cominciò a recitare:

 

Come ogni fior languisce e giovinezza

cede a vecchiaia, anche la vita in tutti

i gradi suoi fiorisce,

insieme ad ogni

senno e virtù, né può durare eterna.

 

Quando la vita chiama, il cuore sia

pronto a partire ed a ricominciare,

per offrirsi sereno e valoroso

ad altri, nuovi vincoli e legami.

Ogni inizio contiene una magia

che ci protegge e a vivere ci aiuta.

 

Gli occhi si inumidirono. Sorrise brevemente. La magia di cui parlava Hesse ora la percepiva anche lei. Era dentro di sé e tutto intorno a lei. Una lacrima le rigò il volto. Proseguì:

 

Dobbiamo attraversare spazi e spazi

senza fermare in alcun d’essi il piede,

lo spirto universal non vuol legarci

ma su di grado in grado sollevarci.

Appena ci avvezziamo ad una sede

rischiamo d’infiacchire nell’ignavia;

sol chi è disposto a muoversi e partire

vince la consuetudine inceppante.

 

Forse il momento stesso della morte

ci farà andare incontro a nuovi spazi;

della vita il richiamo non ha fine…

Su, cuore mio, congedati e guarisci!

 

Guardò dalla finestra, era già sera. Le nubi si stavano dissolvendo. Le stelle quella notte avrebbero brillato più forte nel cielo terso della Baviera. La luna, invece, avrebbe raggiunto la sua forma migliore. Lei posò la chiave sul ripiano della cucina, chiuse la porta alle sue spalle, e caricò le ultime scatole in auto. Prima di partire osservò dallo specchietto retrovisore, per l'ultima volta, il riflesso della grande montagna, poi accese il motore, mise su la sua playlist preferita e si diresse verso l'autostrada. Era già iniziato un nuovo capitolo della sua vita.

 

Lady Margot



4 - 7 Gennaio 2024



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