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Le tue mani - lettura e analisi di Vox Profundis

Ricevo con immenso piacere la notizia che ancora una volta una mia poesia è stata scelta, letta ed analizzata all'interno del canale youtube di Vox Profundis, nel filone intitolato Poesia e racconti contemporanei, che ringrazio profondamente per questo grandissimo onore. Sono lusingata e davvero grata per questo bel dono, e lieta di condividerlo con tutti voi.



La poesia scelta si intitola Le mani, ed è una poesia a cui sono particolarmente legata perchè è nata in un momento della vita che definirei di transizione, di metamorfosi. Un momento in cui mi sono guardata indietro e non mi sono riconosciuta più nella persona che per molto tempo ero stata. E così ho iniziato a rivalutare i rapporti umani che fino a quel momento avevo instaurato, il modo in cui io mi legavo alle altre persone e il modo in cui le altre persone si legavano a me.

In quel momento mi era diventato chiaro un concetto: è la libertà la più grande espressione dell'amore. Lasciare che la persona che amiamo sia sempre libera di andare, di esplorare, di tornare, di scegliere ogni giorno, ogni momento, dove vuole stare, lasciarla libera di sceglierci, ma anche di non farlo. Lasciare che sia, ciò che deve essere. Senza alcuna pressione, senza voler esercitare più alcun controllo. E imparare a usare le mie mani solo per generare altro amore, solo per regalare una carezza, solo per sollevare e spingere la persona che amo verso l'alto, non per soffocarla, non per trattenerla, non per legarla a me. Ed essere finalmente capace di aprire le mie mani e lasciare andare, quando è tempo di dire addio, con l'anima serena e con il cuore in pace.


Questa poesia non l'avevo ancora pubblicata nel blog, ma l'avevo condivisa una volta tramite un altro social di Lady Margot Stories. Per questo riporterò qui prima il suo testo e dopo la trascrizione dell'analisi.


Le tue mani


Le tue mani di notte mi tengono stretta,

con dolcezza,

poi di giorno mi lasciano andare.

Fiduciose mi sostengono il volo,

e da lontano,

invisibili, pazienti,

loro mi osservano,

per raccogliermi se cado.

Mi desiderano,

ogni notte mi posseggono,

se son triste poi mi curano

e mi proteggono,

senza mai soffocare.

Le tue mani mi vogliono libera,

di andare, di esplorare.

Orgogliose mi regalano al mondo,

con speranza,

e senza esigermi mi aspettano,

se son stanca e voglio tornare.

E io sempre qui ritorno,

alle tue mani.

Che mi son care

tanto quanto questa libertà,

che sa d'esilio

senza le tue mani,

lontano dal tuo sguardo.


Lady Margot


Trascrizione dell’analisi di Vox Profundis:


“Questa poesia di Lady Margot mi ha suscitato un ricordo antico, un ricordo di un tempo lontano, di antichità, di epicità. Perché qualcosa del genere, qualche riferimento all’importanza della mano nella nostra vita, di quanto è importante la sensazione del tatto, di quanto è importante ciò che può fare l’uomo con le sue mani, è qualcosa che già gli antichi greci avevano raccontato in modo molto più breve. Mi ha ricordato una brevissima poesia, un estratto di un'opera di Plutarco, che vi cito: Dove uno soffre, lì tiene anche la mano. Plutarco per modo di scrivere era asciutto, semplice e in poche parole esprimeva il suo concetto. Ha l’animo dello storico, dello studioso. Valentina invece con la sua poesia riesce a unire la potenza di una sensazione così forte come quella che poteva darti Plutarco leggendo quelle pochissime parole, arricchendola di tutte quelle sfaccettature emotive interiori, sentimentali, profonde, contrastanti, di gioia, di dolore, di lontananza, di esilio, che soltanto una poetessa e soltanto una donna, sono in grado di fare. Unisce la maturità di colei che ha compreso quanto sia importante il tocco dell’amore, una carezza, il sostegno che può dare metaforicamente una mano, come se ti aiutasse ad alzarti in volo, quel qualcosa che anche se non lo vedi c’è sempre, la mano dell’amore, il sostegno della persona che ti ama che ti protegge invisibile, che veglia su di te, una mano che è qualcosa che ti tiene stretta la notte, e che poi di giorno, anche se scompare, ti lascia ancora quella sensazione di protezione, di piacere, di completa abnegazione di colui o colei che ti ha donato il cuore, una mano che non deve mai soffocare, deve essere un tocco, deve essere un accogliere, non deve essere mai un ghermire, non deve essere mai un catturare. È un qualcosa che ti deve spingere verso la libertà e poi lasciarti libera, è qualcosa che ti accoglie, ma che non ti monopolizza, che non ti esige. Quella sua frase: ...e senza esigermi, mi aspettano, è bellissima. Le mani ti aspettano perché aspettano i tuoi ritmi, rispettano le tue esigenze. La metafora della mano, quindi, come qualcosa che dona la libertà, che addirittura quando non ci sono sembra di essere in esilio, piuttosto che liberi, da soli, esuli, fuori dal mondo, fuori da ciò che è casa, questa sensazione di lontananza, quel lontano dal tuo sguardo, perché quando non senti più le sue mani è come se non ti guardasse neanche più e ti manca questa cosa. Apre praticamente il concetto brevissimo che descriveva Plutarco, dandogli tutte queste bellissime sfaccettature di quanto le mani possano donare, sia il modo più bello con cui l’uomo crea, sono l’appendice di ciò che ci permette di creare, di dare. Però c’è una morale sottile sotto, come sempre nelle poesie di Valentina, c’è un monito al lettore o alla lettrice, di fare attenzione. Perché le mani che sembrano accoglierci, che ci danno amore, che ci danno sicurezza, possono essere anche pericolose se sono le mani di persone che in realtà non conosciamo abbastanza, se sbagliamo a fidarci, e questo è il pericolo a volte del dedicare il proprio amore a qualcuno, queste mani possono ghermire, possono privarti della libertà, possono toglierti questa spinta verso l’alto, questa spinta verso il cielo, questo volo pindarico che crei col cuore quando t’innamori, e ti possono in realtà trattenere a terra come delle catene. Non è il caso di Valentina, perché lei ti spiega le sensazioni positive che gli ha dato la mano di questa persona, di questo amore. Però intanto ti lascia anche un monito, ti sta a specificare che le mani devono fare questo, possono fare queste cose belle, possono essere la piena espressione, attraverso un abbraccio o una carezza, di ciò che c’è di più bello nella vita dell’uomo, dell’amore stesso. Ma ti dice anche cosa non devono fare. Quindi c’è anche una morale profonda, c’è un tentativo di dare una sorta di enciclopedica spiegazione. Ecco se io volessi dare una spiegazione del concetto metaforico e poetico della mano, riporterei la poesia di Valentina. C’è questo volere di spiegazione, molto preciso, molto curato, di tutto ciò che può e non deve fare la mano, del pericolo che può essere e di ciò che invece esprime di bello. E tutto ciò creandolo con una metafora di una singola parte del corpo, riesce ad esprimere però una sfaccettatura, un variegato così grande di sentimenti, di emozioni, di empatia, di dispiacere quando si allontana questa mano, di tristezza quando ti abbandona, ed è qualcosa che empaticamente ti viene in mente magari quando stai salutando una persona che mani, e che sai che non potrai rivedere per molto tempo e le tue mani si separano dalle sue, e passi le notti a ricordarti quel tocco, quella sensazione del suo passaggio sulla tua pelle, e in quel tocco c’è tutto ciò che c’è di buono al mondo. E Valentina riesce ad esprimerlo con una potenza espressiva tale, con un ritmo così ben cadenzato, da canto, con la lunghezza dei versi perfetta, diventa qualcosa che scorre via, come un placido fiume che va avanti inesorabile. Questi sono i versi di Valentina ed è la sensazione potente che è riuscita a richiamarmi qualcosa di così antico come poteva essere una piccola frasi di Plutarco. Ce ne sarebbero molte altre, ma mi sembrava quella più azzeccata per rappresentare quanto fosse potente la quantità di sensazioni legate a un'unica sfera sensoriale questa volta, quella del tatto, che Valentina riesce a esprimere nelle sue opere."

Concludo ringraziando ancora una volta Vox Profundis per aver selezionato la mia poesia e per averla condivisa, ma soprattutto per la grande cura con cui ha analizzato tutte le mie parole e per esser riuscito a evidenziarne il significato più profondo, l'intento con cui l'ho scritta.


Lady Margot



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