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Il trasloco

Lunedì 20 Febbraio. Il cielo è di un celeste molto tenue. Gli alberi che si innalzano di fronte alla mia finestra si muovono appena, sospinti da un delicato soffio di vento. Il sole oggi risplende, l'aria è tiepida, la luce naturale inonda tutto l'appartamento. Che stia già arrivando la primavera? Ho aperto la finestra, ho fatto un grande respiro e per un momento mi è parso di sentire il profumo del mare. Faccio una pausa. Mi preparo un caffè e metto su una playlist tedesca di musica pop. Sono circondata da decine di scatole di cartone, carta da imballaggio, pile di libri, mobili vuoti. Le fotografie sono già state rimosse dalle pareti, i fori accuratamente chiusi, le pareti nuovamente imbiancate. Tra qualche giorno questo appartamento sarà completamente vuoto, e dopo non conserverà più alcuna traccia del nostro passaggio. Nessuna memoria. Un altro giro di boa. Un altro luogo a cui non tornerò. Un'altra dimensione da cui mi allontanerò per sempre. Un altro "a mai più". Mi sento sopraffatta. Mi siedo per terra, al centro della stanza, mi porto il laptop sulle gambe e inizio a scrivere, solo per qualche minuto, sola con me stessa e baciata dal sole.


Il trasloco per me è sempre stato un momento stressante, complicato, angosciante. Non amo particolarmente i cambiamenti. Forse per questo l'ho sempre vissuto più come una perdita che come una esperienza emozionante. Spostarmi oggi in una nuova città è difficile. Eppure l'ho già fatto altre volte. Ho persino cambiato Paese una volta. Certo, ero più giovane e mi lasciavo trascinare più facilmente dagli impulsi, dalla curiosità, dalla voglia di scoperta e di avventura. Quindi la paura del cambiamento, che comunque c'era, passava sempre in secondo piano. Questa volta invece la vivo in modo molto diverso. Forse perchè tra qualche giorno lascerò un luogo che da qualche tempo avevo persino iniziato a chiamare casa. Se ci penso mi sembra assurdo. Quando sono arrivata qui, qualche anno fa, ero una perfetta straniera. Non conoscevo nessuno. Non mi conosceva nessuno. Non avevo ancora neanche imparato la lingua e le centinaia di regole di una società così diversa da quella in cui ero cresciuta. Ero solo io, due valigie e tanti sogni. E questo mi bastava.

In questa città ho iniziato il mio dottorato, ho lavorato notte e giorno, per cinque anni, su argomenti che oggi forse non mi appassionano neanche più quanto allora. Ho scoperto culture nuove e affascinanti e incontrato persone straordinarie. Ho persino incontrato il mio compagno di vita, l'uomo che poi avrei sposato. Qui ho stretto amicizie meravigliose, forse ho rubato il cuore a qualcuno e qualcun’altro lo ha sicuramente rubato anche a me, ho riso, ho pianto, ho urlato, ho vissuto, ho amato. Ho amato tantissimo.

Non esiste un angolo della città a cui oggi io non riesca ad associare un ricordo. Le notti spese a parlare con quel collega ed amico messicano nella nostra WG sperduta nel Berg. Guardavamo le stelle dal suo balcone e ascoltavamo le canzoni più belle di Lucio Dalla. Che poi come un messicano conoscesse il mitico Dalla proprio non me lo riuscivo a spiegare! L. se mi stai leggendo ti saluto calorosamente! Le feste un pò pazze trascorse con gli altri tra i locali del centro a ballare latinoamericano. Gli incontri al buio. Le cavolate fatte con le mie care amiche di sventure. Le latine, le italiane, le russe, la bulgara, l'etiope, la serba. Non vi menziono, siete troppe! Senza di loro questo viaggio non sarebbe stato lo stesso. Tutte le gite fatte durante il primo anno di permanenza con il mio amico D.! Ricordo ancora il giorno in cui mi trascinò a visitare il castello di Bamberg! C'erano 30 gradi all'ombra e la salita non finiva mai. Lui rideva, io quasi piangevo, volevo solo tornare indietro. La vista dalle mura, bellissima, ci ripagò di tutta la fatica fatta! I mesi trascorsi in simbiosi con la mia amica, quasi sorella, L.! Insieme abbiamo proprio condiviso tutto (o quasi)! Ricordo con gioia i caffè bevuti sul nostro balcone, le sigarette rullate, il suo forte accento calabrese, il mio accento pugliese inesistente, le mie espressioni ridicole che la facevano sempre ridere, le cene italiane, il vino per dimenticare, gli aperitivi, le divagazioni notturne. Ricordo anche la notte di Halloween 2018, quella della maratona horror! Io mi addormentai dopo dieci minuti lasciandola parlare sola! Le visite inaspettate degli amici italiani! Ricordo in particolare il weekend un pò pazzo in cui ho ospitato la mia amica G., con cui ho condiviso la casa ai tempi dell'uni a Bari! E le volte in cui veniva a trovarmi il mio prof italiano, F., e tutte le nottate passate a scrivere insieme articoli e a discutere su argomenti filosofici e lunari. E poi tutte le cazzate fatte, la prima neve mai vista, il freddo a cui ancora non sono abituata, la corsa in ospedale in piena estate e il rimanerci, completamente sola, per una settimana. Ancora una volta ringrazio D. per avermi fatto visita in quei giorni con i beni di prima necessità (biancheria intima, libri, cibo italiano). La prima volta alla festa della birra più antica della Baviera, ricordo ancora il trauma! Lasciare la Guesthouse per andare a vivere sola, le notti di pace spese a scrivere e a leggere nel mio nido sicuro e quelle un pò matte trascorse a parlare e a fare l'amore. E poi tutte le lacrime perché in fondo la mia famiglia mancava sempre troppo, perché volevo rivedere il mare, perché le persone qui vanno e vengono e non c'ero ancora abituata, perché il mio capo era un pò misogeno, perché l'amore era sempre troppo complicato. Tutte le giornate morte, quelle sin troppo vive, la piscina a giugno, i bbq in ufficio, le tresche in laboratorio, le passeggiate lungo il fiume, il primo abete vero, i mercatini di Natale, rifarmi la libreria, imparare ad andare in bici a 30 anni. La nuova routine, smettere di fumare, l'alimentazione sana, la meditazione, lo yoga. E poi ancora la pandemia, i giorni sospesi, l'emozione indescrivibile di diventare zia per ben due volte a distanza, la chiamata che non avrei mai voluto ricevere, le sfide, le lotte, le botte e le arrese. Rinchiudere il passato in una scatola. I sacrifici, le liti, le incomprensioni, i riavvicinamenti, la voglia di non arrendersi, di superare le difficoltà. I momenti romantici, i progetti di vita, i cambi di rotta, le incoerenze, i momenti di dolcezza. E ancora le nuove sfide della vita adulta, l'ansia, la perdita di concentrazione, la pagina che rimaneva sempre bianca, la tesi che non si riusciva più a scrivere, interrompere per un pò il dottorato, prendermi del tempo per respirare, decidire di imparare finalmente la lingua, il corso di tedesco, la scrittura per evadere, la pressione sociale. Le incertezze, la nostalgia, la paura, il caos. Imparare l'arte di rinunciare, di aspettare. E poi tornare a sorridere, a sognare, ad amarmi e ad amare. E poi, e poi, e poi.... Non male per essere iniziata come una "breve" esperienza di studio all'Estero!


Il trasloco è sempre un momento cruciale. Crescendo le scatole pesano sempre di più. Se mi guardo indietro capisco che poi ogni fine ha sempre rappresentato un nuovo incredibile inizio. Perciò in queste ore di caos, disordine e panico generale, posso solo sperare, augurarmi che questo sia solo l'inizio di un nuovo ed entusiasmante capitolo della mia folle vita.



Erlangen, 20.02.23



Lady Margot


Erlangen


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